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Alta Val Curone:Museo della civiltà contadina "Bracco" |
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Frazione Morigliassi
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"Conservare la propria lingua, un
documento o un qualsiasi oggetto d'uso quotidiano, significa gettare un
ponte tra il passato e il futuro. E' sulla memoria del passato che un gruppo
sociale costruisce la propria identità collettiva che è l'immagine in cui
i suoi membri si identificano e che trasmettono, conservandola al futuro".
Pentole e pignatte, pale per infornare il pane, ma anche attrezzi usati
per confezionare le scarpe, oggi hanno trovato una casa, anzi un museo,
luogo, senza ombra di dubbio, adatto per custodire le testimonianze e i
ricordi di un tempo che fu.
Il percorso prosegue con una corposa esposizione di attrezzi utilizzati per lavorare la terra: gli aratri, che segnano l'evoluzione nei secoli di uno strumento indispensabile al lavoro nei campi; le macchine per sgranare e selezionare il grano, di particolare rilievo vi è un vaglio in pelle di bue, un ventilatore per spulare ed il primo modello di trebbiatrice meccanica a mano di fine '700, i macchinari impiegati, anche se semplici, richiedevano una certa abilità nell'utilizzo. Al piano superiore si trova una sezione dedicata ai mezzi di trasporto, sia a trazione animale che umana come la "stantoia", usata per il trasporto della legna e del fieno; il bestiame, per chi lo possedeva, oltre a costituire un'importante forza-lavoro nella vita rurale, procurava una fonte di sostentamento molto valida, in quanto il latte prodotto serviva per fare burro e formaggio. Bilance nelle forme e dimensioni più svariate, lumi e lanterne, sostituiti, con grande successo, solo nel '900 dalle lampade a petrolio e, ancora, arnesi per produrre il burro, ferri da stiro e quant'altro in uso nella vita quotidiana del contadino, erano gli attrezzi che accompagnavano la fatica, i sacrifici e le speranze, interrotti solo poche volte all'anno, dalle feste comandate e da quelle patronali durante le quali, le famiglie si riunivano sull'aia mangiando, bevendo e ballando fino a tarda notte, al termine si ritiravano consapevoli che il giorno successivo si sarebbero ritrovati chini sui campi; anche il giorno dell'uccisione del maiale, solitamente in novembre o dicembre, costituiva una sorta di festa.
In queste sale sono ricostruite con dovizia di particolari la bottega del falegname con tanto di banco da lavoro e lame sagomate tutto quanto serviva per lavorare il legno, per fabbricare e riparare mobili e altre suppellettili; viene ricostruita anche l'officina del fabbro con gli attrezzi utilizzati per forgiare e lavorare il ferro, l'esercizio di un "mestiere", al quale si accedeva dopo diversi anni di apprendistato, senza ricevere alcun compenso, garantiva una certa tranquillità economica alla famiglia dell'artigiano, il quale svolgeva il proprio mestiere con accuratezza e anche originalità. Completano l'esposizione, l'attrezzatura per pigiare l'uva e produrre il vino, ogni contadino possedeva una vigna che per piccola o grande che fosse, doveva per lo meno soddisfare il fabbisogno del nucleo famigliare. In occasione dell'apertura del Museo è stato distribuito il volume "La civiltà contadina e il suo museo", Mauro Bracco l'autore ricostruisce con competenza e accuratezza i vari aspetti della vita dei contadini, attingendo dalla propria esperienza personale e dai propri ricordi. Il testo è accompagnato da un vasto materiale iconografico che alterna a fotografie in bianco e nero, fornite dall'autore, quelle a colori di Michele Rubicondo. Il volume, fuori commercio, è stato curato da Francesco Vecchi, per conto del Museo della Civiltà contadina "Bracco". Per chi desiderasse informazioni più dettagliate può contattare il Comune di Fabbrica Curone tel. 0131/780363 - 782131. http://www.fabbricacurone.it |
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