|
"Gli artisti piangono invasi dal grande sentimento della Natura",
scrive Boccioni nel 1916 riferendosi agli inizi milanesi. "Pellizza da
Volpedo tra campi e lavoratori piange […]".
In realtà il progresso artistico, nel breve arco dell'esistenza di Giuseppe
Pellizza, è stato continuo e straordinario, accompagnato da un analogo
processo di formazione letteraria e filosofica e di ispezione critica
sui mezzi e le finalità dell'operare artistico, che non ha riscontro in
nessun altro pittore. L'osservazione del vero trascende sempre nell'idea,
e si traduce in "un'armonia tra l'idea e la forma che la rappresenta";
l'opera d'arte ha le proprie leggi che l'artista non può trascurare, intendendo
il divisionismo solo come una tecnica "per avvicinare le vibrazioni della
luce".Non restano insensibili alle proposte boccioniane - e a quelle di
Balla e di Bragaglia, di Depero - gli artisti "pavesi": Rognoni, Soggetti,
Casati, Regina.
E' certo comunque che il futurismo, prima avanguardia europea, è all'origine,
come dimostrano soprattutto gli studi di Maurizio Calvesi, della pittura
metafisica, del dadaismo e del surrealismo, ma anche di ogni fenomeno
successivo di sconfinamento e di contaminazione delle arti: dal neo-dada
alla pop art, all'arte programmata e cinetica, all'environmental art,
happening e arte povera, poesia visiva, proposte concettuali. Esso ha
lasciato, direttamente o indirettamente, segni visibili in tutte le varie
manifestazioni della ricerca contemporanea (per restare in area pavese,
le esperienze dei Plumcake, per esempio, o di Lodola, col ricorso a materiali
plastici e il richiamo alle tecniche seriali e pubblicitarie; di Ghinzani,
con esperienze sui materiali; di Lucia Pescador, con un linguaggio di
segni e di suggestive immagini lirico-simboliche, ecc.).
Dopo l'avanguardia futurista, il "ritorno all'ordine" si può individuare
in una linea che da "Valori plastici" porta al "Novecento" (con diramazioni
anche nel Pavese attraverso il "Gruppo 900" fondato da Pier Angelo Soldini
Dall'altra parte si succedono le poetiche dell'informale, dello spazialismo
e nuove sperimentazioni di automatismo surrealistico con le tecniche del
tachisme, del flottage, del polimaterismo, del dripping, del segno e del
gesto, che si incrociano con la pop art, l'oggettivismo fotografico, la
"nuova figurazione".
Così un diffuso lirismo, come un superstite canto sulle rovine, traspare
dalle opere di Pietro Bisio dove grafismi e colore si combinano con oggetti
di scarto fortemente evocativi. Mentre Piero Leddi e Pierangelo Tronconi
compongono coi soli mezzi della pittura allegorie drammatiche o ironiche
della scomparsa del mondo contadino; e Silverio Riva, scultore, si fa
poetico interprete della distruzione del paesaggio nell'Oltrepò. Virginio
Giacomo Bono
|