Storie Spagnole: il Seicento quotidiano nel tortonese

di

Italo Cammarata

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Italo Cammarata Titolo: Storie Spagnole Sottotitolo: Il Seicento quotidiano nel tortonese Editore: Edo Edizioni Oltrepò Numero pagine: 230 Illustrazioni: in bicromia Rilegato con copertina telata e sovracoperta Prezzo: lire 50.000

"Giace al piede di un colle, alla sommità del quale è posto il Castello. Da due lati del quale calando al basso, due lunghe ali si vanno a giongere con le mura della città. La città è al piano, cinta di muro antico con torri et fossi intorno da tre lati, restando dall'altra parte serrata dal monte et dalle ali che ascendono al castello".

Questo quadro di come era Tortona nel 1602, lasciatoci da un ingegnere militare, è perfetto perché non si perde nelle solite chiacchiere sull'antichità e sulla nobiltà della città.E' di questo piccolo agglomerato umano (4000 persone circa) che parlo nel mio libro. Il suo destino era già segnato nel rapporto dello stesso ingegnere: "E' in sito da farne stima e capitale sì per la mano che dà ad Alessandria, troncando il passo alle calate de' Francesi per passare in Lombardia, sì perché assicura la Strada Genovese". Questa sua posizione strategica farà di Tortona la vittima predestinata di assedi in tempo di guerra (vedi il capitolo 'Assedio & contrassedio') e di alloggiamenti militari in tempo di pace, un posto di transito, una città terziaria destinata a fornire servizi alle truppe. Basta scorrere gli Atti del Comune per vedere come quasi giornalmente si presentavano alle porte della città compagnie di soldati da alloggiare con un brevissimo preavviso.

Il periodo in cui si svolgono queste storie è il '600, un secolo tutto "spagnolo" in cui Tortona ebbe molti Podestà e Castellani ispanici e nei suoi documenti ufficiali scriveva verbi inequivocabilmente ispanici come alcanzare (ottenere) o amparare (proteggere) : segno evidente che tutti capivano e parlavano o masticavano lo spagnolo. Ho cercato di illuminare col flash questi cento anni attraverso alcuni episodi che abbracciano a volte lo spazio di alcuni anni, a volte si esauriscono in pochi giorni. Spariti i personaggi ferrigni che avevano animato il Cinquecento tortonese, ci si deve accontentare di "eroi" minori, avvocati in carriera e Mastri di campo più interessati a comprarsi un feudo (cioè una rendita sicura che conferiva anche un'aura di prestigio) che a investire gli stessi soldi in altre operazioni. Anche mercanti e bottegai tortonesi combatterono scaramucce di retroguardia invece di una battaglia che avrebbe potuto farli diventare dei "borghesi".